Elisa e Vicio sono artisti che si sono fatti da soli. Elisa e Vicio sono i due artisti presenti con featuring all’interno di Vietato Morire, disco uscito il 10 febbraio. Ma non è questo l’argomento. Il racconto inizia anni fa, quando un ragazzo ha imbracciato una chitarra, a leggere e a scrivere testi. Testi che risuonavano come messaggi da condividere, su cui riflettere. Ermal Meta, alla vigilia della finale, si presenta tranquillo, carico di quell’umiltà che ti porta ad esser empaticamente vicino al vissuto di molti. Ermal Meta è forse anche questo: un ragazzo che ha un enorme rispetto per la musica, uno che non è mai sceso a compromessi, uno che ha saputo aspettare e lavorare bene per arrivare a più persone possibili. A qualche ora dalla finale del Festival, io mi auguro di trovarlo su quel podio tanto ambito.

Ermal, resoconto di questo Sanremo?
Meglio di così?  Sino ad ora è andato benissimo.

Ti aspettavi tutto questo calore e clamore?
Non mi aspetto mai niente, perché aspettarsi qualcosa vuol dire aver voglia di prendere e io, invece, ho voglia di dare. Se mi ritornano cose di rimando, è magico.

Ieri è uscito il disco. La cosa che salta all’occhio, ancor prima di ascoltarlo, è la scelta dei titoli. Vedi “Bob Marley”..
“Se tu fossi un superalcolico di gradazione 46, avrei un buco nello stomaco e come Bob Marley, non mi curerei”. Una metafora un po’ forte forse.

E da “Bob Marley” si passa a “New York”..
Passando per “Rien ne va plus” e siamo in Francia. Io mi sento cittadino del mondo e per me è importante non fare mai dischi di genere perché mi annoiano. Mi annoierei a farli.

Non fai dischi di genere ma “Vietato Morire” è strettamente correlato a “Umano”. Proseguirai questo lungo racconto?
Ci sarà un prequel e ci sto già pensando. Ho circa 15 brani che aspettano. C’è un disegno nella mia mente. Non voglio fare semplicemente musica ma un lavoro che, per me, abbia un senso.

Non ti sei mai chiesto “finalmente si sono accorti di me”? Quanto meno per il tuo percorso artistico..
Lineare vuol dire elettrocardiogramma piatto, a me piace andare sulle montagne russe. Mi diverte questo, altrimenti sarebbe tutto troppo monotono.

Non hai scelto un arrangiamento scontato per “Vietato Morire”..
Non volevo fare un polpettone. Volevo utilizzare la musica come un pretesto: raccontare una storia. Per la prima volta ho creato un brano dove la musica fa da colonna sonora al testo. Non volevo far drammaturgia, la vita vera è un’altra. Nel momento in cui io ti racconto una cosa vuol dire che io l’ho digerita, altrimenti sarebbe autocommiserazione.

Però per digerirla ci hai messo due dischi..
Non necessariamente, magari l’ho digerita prima e ha deciso di venire fuori in un determinato momento. Mi interessa il messaggio della disobbedienza, è l’unica chiave di lettura di “Vietato Morire”. Disobbedire vuol dire usare la testa. Tutte le cose più interessanti avvenute nella storia, nascono da una rivoluzione, da cambiamenti radicali.

Il tuo è un Sanremo di messaggi, anche la scelta di “Amara terra mia” non è causale.
C’è poco di casuale in ciò che faccio, non perché io sia uno stratega, solo mi piace pensare di esser una persona che vuole raccontare qualcosa. Il messaggio stesso, risiede nel racconto di qualcosa, le vie poi sono aperte. Uno può interpretare, come è giusto che sia. Le canzoni sono di chi le fa per poco tempo, quando le incidi su disco incominciano ad esser contaminate e nascono per quel motivo. Chi ascolta può metterci dentro ciò che vuole.

Secondo te in Italia si disobbedisce troppo poco?
In Italia si è smesso di disobbedire da tempo.

Perché?
Non lo so. Forse perché avere un piatto di pasta due volte al giorno è molto rassicurante. A volte si da per scontato, altre si ha paura di mettere in discussione tutto. La persone hanno paura di mettere in discussione le proprie certezze, perché devono ricominciare a costruirsi qualcosa.

Quale ti aspetti sia il ritorno di “Vietato Morire”?
Posso dirti cosa ho provato durante la creazione dell’album. Ero sempre molto emozionato. Ho registrato ogni suono e strumento con enorme entusiasmo. Ogni minima sfumatura è stata curata sino al dettaglio ultimo. Spero che ci sia l’entusiasmo.
11 febbraio 2017