Classe 87, Enrico Nigiotti si è sempre mostrato un ragazzo sfacciato e istintivo, quanto sensibile e fragile.

Il percorso intrapreso da Enrico ormai è noto a tutti. Amici, il silenzio. Sanremo, il silenzio. Xfactor e il meritato successo per quel toscano verace che con le parole ci sa fare. E se con “L’Amore è” lo intuivi da subito l’impatto emotivo di quel brano, “Nel silenzio di mille parole” non è da meno. Ha fatto scuola con la strada dice Enrico, e mai come in questo caso l’affermazione è onesta e sincera. Perché per ogni silenzio, c’è stata una porta in faccia, un calcio preso, un livido dentro che inevitabilmente si sente tra gli echi malinconici di quella chitarra che Enrico ha imbracciato sul palco di Xfactor mesi fa, mentre il pubblico e gli addetti finalmente si accorgevano del suo valore artistico esibizione dopo esibizione.

Stai centellinando le risorse di Enrico, dopo l’Amore è ci aspettavamo tutti un nuovo disco

Non ho fretta. La fretta non porta a nulla. Ho un sacco di brani. E’ un po’ quando ci provi con le ragazze non devi dargli tutto subito. Sto cercando di far innamorare il pubblico delle mie canzoni . Sono contento speriamo che sia un altro successo

Però stai lavorando al disco? Cosa conterrà?

Uscirà entro l’anno, con un tour. Nel disco ci saranno tante canzoni che raccontano momenti della mia vita. Il secondo singolo è la chiusura del tema amore, gli altri brani parleranno di altro. Il filo conduttore è il mio modo di scrivere. Il calore dimostrato anche per “Nel Silenzio di mille parole” mi fa pensare che le persone vivono quello che vivo io.

Nel silenzio di mille parole” è il tuo nuovo singolo e anche qui dai immagini chiare e vivibili. Come nasce un tuo brano?

La parola è l’ottanta per cento di un brano. Le parole sono importantissime, per me. Credo che la canzone sia come un treno, le parole sono passeggeri, sta al pubblico dire se va bene la viabilità o meno. Si sta sviluppando un interesse per la mia scrittura che non mi aspettavo. Non sono una persona molto sicura soprattutto ora, ho fatto tanti anni di gavetta. Sono felice che la gente si riveda in ciò che scrivo. Sono canzoni che ho scritto nella mia sala, sono canzoni nate dentro una stanza le ho registrate di notte di fianco alla lavatrice perché sotto ho un dentista e non posso disturbarlo. Sono personali ma comuni, sono solo un ragazzo di 30 anni. Credo che quello che ho vissuto io può averlo vissuto chiunque. Non trovo banale dire ti amo, trovo invece banale fare figure retoriche e metafore del settecento. Le cose comuni non sono banali. Le immagini nei testi sono fotografie, cose che ti ricordi. Io scrivo così, a immagini. Credo che quando vivi un’ emozione ci voglia il giusto tempo per metabolizzarla. L’emozione va digerita, altrimenti non ne parleresti oggettivamente. Cerco sempre di andare alla ricerca dei ricordi.

Come mai il duetto con Matilde Gioli ?

E’ un astro nascente del cinema è una attrice straordinaria. Volevo una voce femminile che non rappresentasse nessuno. Volevo un featuring intimo, quasi solo social. Da lì è partita la collaborazione anche per il video. Matilde è un’anima bellissima. E’ stato una scusa per conoscere una bella persona

C’eravamo visti a Sanremo qualche anno fa, la cosa che ho notato è che li porti i segni delle porte in faccia. Chi è Enrico oggi?

Sono sicuramente più prudente rispetto al ragazzo che ero ieri. Sono ben assestato a livello artistico, ho imparato a scrivermi, ad essere io nella scrittura. Quando prendi un cazzotto, la volta successiva te lo ricordi hai imparato a non prenderlo e a pararti. Con i brani è lo stesso. Cerchi di non prendere quella porta in faccia. Impari che il messaggio della canzone deve arrivare subito. Diventi autocritico. Ho fatto scuola con la vita. Oggi, sicuramente, sono un professore in insuccessi, però mi hanno portato ad avere più forza rispetto a prima.

Enrico autore per Laura. Come la vivi?

Mai mi sarei aspettato di tornare a far musica. Mai, ma veramente mai, mi sarei aspettato di fare l’ autore di un brano per Laura. Non so come descrivere quello che ho provato. E’ come quando Aladino strofinava la lampada ed usciva il genio, lui poteva esprimere il suo desiderio. Sembra che il mondo musicale si stia accorgendo pian piano di me. Ho un passato dove ho pianto sul tavolino, mi sono voluto poco bene. Ho il rispetto di quello che ho vissuto in quei momenti ed è per questo che sono orgoglioso ma non mi monto la testa, so benissimo il sapore di quando ti chiudono le porte in faccia.

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