Dolores O’ Riordan è morta. Una voce che da ieri non smette di ronzare nelle orecchie di quella generazione che dai The Cranberries ha appreso molto, o anche poco, ma comunque ha un suo brano nascosto in qualche cassetta registrata piratamente.

Dolores O’Riordan è morta e sebbene l’istinto sia di scriverci di pancia, le mani faticano a digitare qualcosa di emotivamente dignitoso. Ci vuole calma, una notte con incubi e quella musica che risuona nelle orecchie.

E’ difficile. Difficile perché non si è in lutto per un amico, un conoscente un famigliare, ma la sensazione che ti vela il cuore è esattamente la stessa. Pur non conoscendola, pur avendola vista in concerto solo un paio di volte. Sebbene qualsiasi raziocinio sia dovuto in una situazione del genere, il vuoto che lascia ammutolisce. Perché? Me lo sono chiesta ripetutamente ieri sera su quel divano scomodo, per una che con quella voce tra le orecchie, ci ha vissuto per anni. Siamo in lutto. In lutto per una voce, un messaggio, un’immagine che ha maggiormente influenzato la mia generazione, la generazione degli anni 90 e non solo.

Una generazione che ha imparato presto a dover combattere con gli Zombie di un cambiamento culturale e sociale che mal sopportava, un mondo in divenire che ci lasciava spaesati e confusi. “No need to argue”, le sue 16 milioni di copie vendute, ben spiegavano quel malessere. “Zombie”, la canzone che li ha fatti rispendere di luce, fu scritta dalla stessa Dolores, è un brano contro la violenza e il suo carattere disumano, insensato. “Salvation” (contenuta in “To the Faithful Departed”)  e quel “Inject your soul with liberty it’s free”, manifesto contro la droga che divampava senza sosta, gli anni bui delle comunità in cui molti di noi hanno lasciato il ricordo di un amico lontano.

Dolores piccola, fragile quanto una bambola di porcellana da rinchiudere sotto una teca, eppure attraverso la sua voce, le sue canzoni e le sue performance, ha ridato vita allo spirito profondo del rock. Un piccolo faro nel buio misogino di un mercato musicale globale che allora ancora poco capiva che una donna potesse esser immagine di un gruppo, ma anche di un Paese come l’Irlanda. I The Cranberries hanno avuto una carriera altalenante fatta di addii taciti e ritorni talvolta in sordina. Eppure Dolores aveva, a mia visione, quell’animo rivoluzionario di chi sa mettersi sempre in gioco, in primis con sé stessa. Non poco clamore fece il suo featuring con i Negramaro, in terra nostrana. Lei, gigante di fama mondiale, è riuscita ad arrivare con la sua voce a una generazione diversa, quella 2.0, quella che gli Zombie ha imparato a metterli in un cassetto e non pensarci su troppo. E fa niente, se il ricordo per le nuove generazioni sarà soltanto l’intensa Senza Fiato, lei l’ha fatto, mettendoci la faccia.

Dolores se ne va, forse in quella terra tra gnomi e fate proprie della cultura celtica da cui I The Cranberries di Everybody Is Doing It Why Can’t We? provengono. Dolores se ne va a 46 anni, senza grande clamore, senza lettere struggenti, senza spiegazioni, lasciando noi, generazione 90 senza fiato, sbigottiti, senza rotta ancora una volta. Senza quel pezzo di ricordo che andrebbe a completare il puzzle musicale che risuona nella nostra testa. Fatico a non pensare che sia solo l’immaginazione di un momento. La sua dipartita ci colpisce a pieno volto, mostrandoci allo specchio l’immagine di chi siamo diventati. Mostrandoci allo specchio l’ombra di quegli adolescenti che avevano la voglia di rivoluzionare il mondo al grido di Pace. Mostrando allo specchio l’immagine di noi, uomini e donne, che hanno imparato a convivere con gli zombie, più che a combatterli, appiattendoci l’animo. Che abbiamo lasciato la nostra voglia di fare qualcosa per cambiare la nostra società in mano ad altri, per un pugno di responsabilità in più.

Ci siamo dimenticati chi eravamo e la perdita di Dolores, mette un’intera generazione a confronto con il suo passato, con quelli che avremmo voluto essere, come una voce che abbiamo ammutolito nel tempo. Ed ammutoliti rimaniamo anche ora che quelle canzoni risuonano da ieri, tra i nostri timpani, in ricerca di conforto, o solo di una strada.

Ecco alcuni dei suo migliori brani

 

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