C’era davvero bisogno di un disco come Duets di Cristina D’Avena? Sì, senza ombra di dubbio.

Il perché è presto detto. Tutti cantano Cristina, per lo meno dalla generazione 80 in poi. Così Duets è – per la sottoscritta- un ponte con quella parte bambina profonda, celata, chiusa in un cassetto per tanto tempo ma che un disco ha riaperto senza troppi giri di parole.

Perché le canto tutte, perché quello di Cristina è stato il primo concerto di una Elena quattrenne che il Forum era immenso e i cuoricini luminosi li ricordo ancora bene (il mio era giallo per la cronaca). Sedici tracce per riscoprire i puzzle di quella che ero, per ritrovare le radici. Perché in fondo, crescere è aver quelle fondamenta ben salde, ricordarsi sempre chi eravamo e cosa ci ha emozionato. Così le sedici tracce magistralmente rielaborate e i duetti proposti, riaprono i tasselli della memoria, quelli nascosti in un cassetto.

Ci sono rielaborazioni personali, vedi alla voce Pollon con J-Ax, Piccoli problemi di Cuore con Ermal Meta, E’ quasi magia Johnny in chiave La Rua o Siamo fati così con il dirompente Elio. Filo conduttore rimane la voce di Cristina, unica. Un disco che legittima –finalmente- la D’Avena non solo come cantante di sigle ma come cantante di Canzoni che continuiamo a cantare ancora ora, che di anni ne abbiamo più di trenta e a tramandarle ai nostri figli, a riscoprire in qualche porta cassette nascosto, tutta quell’enorme compilation di una vita che fu, ma che ancora rappresenta chi siamo oggi.

Perché è vero, tutti cantano Cristina.

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