Quello appena trascorso è stato l’anno dei cantautori romani. Tutto è iniziato nel 2016. O forse prima, a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio con Gazzè, Fabi e Silvestri. E perché no, negli anni ’70 con De Gregori, Battisti, Venditti e Renato Zero. E se il 2016 è stato l’anno di Calcutta e i primi mesi del 2017 dei The Giornalisti, l’intero anno appena trascorso (da marzo con “Faccio un casino” e da settembre con “La musica non c’è”) ha avuto in Coez il cantautore romano indipendente più apprezzato nel panorama indie pop italiano.

Che strane le parole “indie” e ” pop” una accanto all’altra. L’indie di un tempo difficilmente si è piegato al pop. E fino a dieci anni fa chi amava il pop pensava che l’indie fosse solo un tipo di musica proveniente dall’Asia meridionale.

E invece ci ritroviamo ad avere un Brunori SAS che quest’anno ci ha regalato un disco meraviglioso avvicinandosi sì al pop ma stando ben lontano dal mainstream. Ci ritroviamo poi ad ascoltare Levante, fresca di partecipazione a X Factor nei panni di giudice super pop. Oppure, appunto, Silvano Albanese, in arte Coez.

In questo preciso momento io, voi e gli artisti appena citati ci troviamo nel limbo, quella comfort zone tra il “sono nato indie e morirò indie” e “minchia, la mia musica piace anche alle pischelle che vedono Amici”. E che comfort zone, ragazzi! Le etichette indipendenti nel 2017 hanno infatti registrato un tasso di incremento più che rilevante delle loro attività discografiche.

Coez è l’esempio lampante di questa escalation: “La musica non c’è” è, in tre mesi, al quarto disco di platino. “La musica non c’è” è tra le canzoni più trasmesse dalle radio. “La musica non c’è” è stato il pezzo naturalmente più cantato in tutte le date del FUCT, il tour del cantautore.

Nel Salento, Coez ha realizzato due date in pochi mesi: una, in estate, nella splendida cornice dell’Anfiteatro romano di Piazza Sant’Oronzo a Lecce, l’altra, pochi giorni fa, alle “Industrie Musicali” di Maglie, cittadina a pochi chilometri dal capoluogo salentino.

“Quella di Lecce è stata la data più bella del tour estivo”, esordisce Coez a inizio concerto nel club di Maglie. E che quella di Maglie sia stata anche una tra le più belle del tour invernale, questo lasciatelo dire alle migliaia di persone accorse da tutta la regione per un evento diventato in pochi mesi un evento di grande portata.

Il mio occhio vigile ha visto entusiasmo, ha visto persone di ogni fascia d’età cantare all’unisono, ha visto un artista che, superando quel limbo di cui prima, ha raggiunto una popolarità che definirei “sana”. Quasi a dire che sti cazzi il pop, che un po’ sti cazzi anche l’indie, che fare musica che piace è una botta di vita per l’artista che la esegue e per il pubblico che la canta. Sta al tempo, “alla discografia che cambia” (cit.) e soprattutto alla fetta di ascoltatori che adesso loda il progetto Coez deciderne il futuro. Io fossi in voi, continuerei ad amarlo. Anche perché, sennò, a quanto pare farà un casino.

 

 

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